26 marzo 2026
Al mio primo Vinitaly a inizio “carriera” ero di servizio allo stand dei Colli Euganei come sommelier. 
Conobbi un tizio, il classico “figo dea situasion”. Mi guardò con sufficienza e mi disse che ero troppo low profile.
Avevo la divisa e un paio di scarpe basse nere anonime. 
Mi restò impresso quel commento, e negli anni successivi, “salendo di grado”, adottai tacchi alti e abbigliamento più curato.
I tacchi erano una bella tortura in fiera, ma mi sembravano obbligati e non più solo per quello che aveva detto il tizio (di cui non ricordo neppure il nome), la fiera era diventata luogo di pr, sfoggio; dalla tenuta semplice, al look cool, cambiava la considerazione delle persone.
NB non dico che l’abito facesse tutto il monaco/a, ma una buona metà si.
Dopo circa 30 anni da quel primo Vinitaly,
oggi,
preparando la valigia per una fiera in Vietnam, nella lista delle cose da portare, meditavo sulla piastra per i capelli, porto la ferrari o la panda? … (Che magari la ferrari si rovina durante il viaggio).
E quasi immediatamente mi è venuta in mente la mia collega di progetto francese.
Una ragazza semplicissima, moooolto low profile di aspetto, ma con una competenza pazzesca.
La mia valigia, piastra a parte, ora è molto sobria, scarpe comode.
All’estero, e senza andare dall’altra parte del mondo, non frega a nessuno di come sei vestita e se li guardi da un tacco dodici. O da una basica sneaker.
Conta la competenza. Punto.
Solo una banale riflessione
sulle cose che contano 
apparenza
sostanza!


