Sia chiaro!
E non è che io ci tenga a darmi un tono facendo la finta alcolizzata, la sbevazzona.
Un’amica una volta ha trovato “disdicevole” che io avessi un braccialetto rosso di gomma raccattato a una fiera con impresso “l’Italia del vino”.
Io ero orgogliosa di portare quel braccialetto, è l’emblema di un mondo bellissimo. Ritengo i produttori di vino “Patrimonio dell’umanità”. Ormai ogni minkiata è UNESCO, almeno loro hanno qualcosa da dire per davvero.
Io amo il vino, per quello che c’è dentro la bottiglia, e dietro e di fianco… Parliamo di anima, di genius loci, di cultura ancestrale, di vita vera.
La questione patenti è un problema. I ristoranti (amo anche loro attenzione) che rincarano fuori misura bottiglie a volte banali, noiose, a a volte addirittura blasfeme, sono un problema.
Ma non è che per questo io non possa bere qualcosa di buono.
Si straparla da bave alla bocca di sostenibilità. La sostenibilità per me è responsabilità e coerenza: il vino deve essere accessibile e bevibile. È finita l’era del “barricato”.
Ora deve avere frutto freschezza … Ma sopra ogni cosa e ogni gusto, deve essere accessibile economicamente.
Apriteveli voi i bottiglioni milionari. Io ho uno stipendio normale e anche l’avessi stellare, Ze boni tutti coi schei comprare. Prova a comprare corretto e al giusto prezzo.
Compra da una cantina umana come te, di gente che lavora seriamente.
La fuffa fuffosa fuffagginosa lasciamola perdere.
Il ristorante fa lo stronzo? La bottiglia la bevo a casa, mia, da amici, la porto a un picnic… Everywhere.
Torniamo al vino. Che magari recuperiamo un po’ di realtà e umanità! Magari!!


