Devo scrivere una cosa “seria”

Per condividerla e magari discuterne con anime affini… se ci sono.

Erano settimane, mesi, forse anche un anno che avevo la smania di partire. Il verbo giusto, più che partire sarebbe stato Andare via, ero smaniosa di ANDARE VIA!

Ogni volta che vedevo, leggevo, di città, paesini, mari, monti, laghi, piatti, vini, volevo andarci e mangiarli e berli con la bocca, col naso e con gli occhi.

Finchè mi è capitata l’occasione, una di quelle che fanno l’uomo ladro… ho rubato del tempo e sono andata.

Ho guardato scorrere all’indietro tutta l’Italia dai finestrini del treno. E poi bici. Un viaggio per buona parte in solitaria, con un po’ di compagnia per la cena. Non mi piace mangiare da sola soprattutto nei locali. Mi guardano male che gli occupo un tavolo e sporco una tovaglia. I numeri dispari disturbano.

Ogni tanto ho avuto bisogno di compagnia anche per condividere qualche “che meravglia”… “hai visto”. Che ad attraversare in bici l’entroterra “non firmato” c’è da perdersi nell’autenticità del paesaggio. Chissà se si può morire di estasi guardando un ulivo centenario, stordita dai profumi del mirto, delle carote e finocchi selvatici, dell’elicriso. Io forse si.

Così ho sfogato la mia voglia di luoghi, di odori, di gusti e colori. Quelli diversi dal mio quotidiano.

Finchè è stato tempo di tornare a casa, Ci sono tornata volentieri questa volta e quando sono arrivata, ho pensato che ho una casa bellissima; è bella per me, ha i miei colori, i miei spazi. Manca solo un caminetto, un orto e un albero. Ero contenta di essere a casa, e improvvisamente e per la prima volta in vita mia, mi sono accorta che non avevo più voglia di andare da nessuna parte. Volevo solo stare ferma. Fermarmi.

Mi sono messa a guardare la mia vita dal divano, dal terrazzo, e l’ho vista passare. Settimane, mesi ed anni; da molti anni ad adesso focalizzata sul lavoro. Ogni tanto intervengono pause di cibo (parecchio), di vino (di più), qualche amico, più o meno, attività, COSE… COSE… e persone che si innestano qua e la nelle pause dal lavoro.

Quando ero piccola e forse fino all’università e ai primi anni di lavoro, la vita era altro. La vita era il foglio grande bianco e il lavoro un piccolo puntino nero. Ora il foglio è quasi tutto nero. Nel tempo libero boccheggio come nell’ora d’aria. In un libro bellissimo ho trovato che “La libertà a cui aspira l’uomo moderno non è quella dell’uomo libero, ma è quella dello schiavo nel giorno di festa”.

Sacrosanta verità per me!

E quindi? …

Onestamente non so.

Tra il dire e il fare c’è sempre il famoso mare, e lo stesso abisso c’è tra il raggiungere una consapevolezza a livello razionale e il portarla sottopelle per andare a sostituire tutto quel milione di condizionamenti che lavorano indisturbati da anni a gettare inchiostro nero sulle belle pagine bianche.

Una cosa la so però, voglio prendere quel grande block notes appeso e girare pagina.

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